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In modo stimolante, l’autrice analizza le pratiche psicomotorie applicate negli asili nido di Curitiba tra il 1986 e il 1994, assumendole come pratica sociale. Questa preoccupazione di trattare le pratiche corporee come pratiche sociali gli permette di problematizzare le concezioni del corpo e della psicomotricità presenti nell’educazione della prima infanzia, evidenziandone i fondamenti in concezioni distinte e antagoniste dell’uomo e della sua relazione corporea: la concezione idealistica e dualistica, che tratta il corpo in modo naturalistico, e la concezione meccanicistica, contrapposta a quella materialistica, che guarda alle determinazioni storiche e sociali per produrre l’uomo come totalità intellettuale/corporea. Di conseguenza, contestualizza la società capitalista come una totalità storica in cui il corpo umano fisico è sottoposto alle determinazioni dello spazio, del tempo e del ritmo con l’obiettivo di salvare il movimento, come richiesto dallo sfruttamento della forza lavoro per la produzione di merci, sotto il rapporto sociale di capitale e lavoro salariato.