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Una disputa tra il cardinale Joseph Ratzinger e Walter Kasper, iniziata negli anni ’60, mette in luce due visioni del mondo contrapposte all’interno della Chiesa cattolica: l’approccio ontologico, rappresentato da Ratzinger, che concepisce la verità come eterna, immutabile e tramandata dall’alto, e l’approccio storico-fenomenologico, rappresentato da Kasper, che considera l’esperienza umana come un elemento che plasma dinamicamente le concezioni della verità. Queste visioni del mondo contrapposte hanno implicazioni teologiche più ampie riguardo al modo in cui i cattolici affrontano e comprendono il proprio rapporto con l’ebraismo. Poiché la visione storico-fenomenologica è più aperta all’esperienza dell’altro religioso, si è rivelata più proficua per il processo di dialogo cattolico-ebraico e rappresenta anche una migliore articolazione delle direttive del Concilio Vaticano II e della Nostra Aetate. Questo libro sostiene che la Chiesa cattolica, nel complesso, stia orientandosi verso una visione del mondo storico-fenomenologica e allontanandosi da una visione ontologica, in modo particolarmente evidente nel suo rapporto con gli ebrei, e che l’elezione di Papa Francesco nel 2013 sia il miglior esempio di questa tendenza.