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Viviamo nel bel mezzo di una falsificazione della storia. Una falsificazione molto abile: innanzitutto, cattura l’immaginario popolare; poi, si basa sulla complicità di quello stesso immaginario. Si è cominciato dicendo: ecco quanto fossero barbari i vinti dell’ultima guerra mondiale, guerra che, per di più, è scoppiata per loro sola colpa. Poi si è aggiunto: ricordate tutto ciò che avete sofferto, voi che avete subito la loro occupazione, e tutto ciò che avreste potuto soffrire, voi che non siete stati invasi per aver preservato la vostra neutralità grazie ai nobili Alleati. Si è persino inventata una filosofia di questa falsificazione. Consiste nel spiegarci che ciò che gli uni e gli altri erano realmente non ha alcuna importanza; che conta solo l’immagine che era stata creata, e che questa trasposizione è l’unica realtà. Una ventina di approfittatori della stampa, della radio e della televisione, creatori a forfait di quella che si chiama l’Opinione pubblica mondiale, si vedevano così promossi a un’esistenza metafisica.Ma io credo, ostinatamente, stupidamente, nella Verità. Voglio credere nella Verità. Mi sforzo di credere che alla fine trionferà su tutto, compresa l’immagine che è stata creata industrialmente. E che trionferà quando arriverà la Nuova Alba, che probabilmente non vedremo, né questa generazione né quella successiva, di fronte al manicheismo che regna nella nostra epoca, con gli angeli della Virtù e i reprobi sconfitti da questi ultimi.