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Facendo riferimento a tre romanzi vittoriani archetipici, indago in che misura le protagoniste femminili dell’alta borghesia fossero particolarmente soggette a essere diffamate come (moralmente) pazze nella letteratura dell’epoca. Data la posizione di rilievo dei personaggi femminili in questa tesi, è opportuno affrontare le nozioni di 'genere' dal punto di vista teorico prima di analizzare le ripercussioni di questo concetto nel contesto storico del periodo vittoriano e della sua letteratura. Nella mia analisi dei rispettivi personaggi femminili, mi interessano in particolare due aspetti: in primo luogo, la presunta pazza viene tipicamente denunciata dal suo rappresentante legale maschile - spesso per perseguire i propri fini. In secondo luogo, le 'prove' della follia di una persona e le ragioni che ne determinano la denuncia e la conseguente reclusione appaiono spesso inverosimili al lettore contemporaneo. Facendo riferimento al contesto medico-socio-storico - alla luce del quale queste opere letterarie devono essere lette - dimostro che l’alienazione del lettore moderno affonda le sue radici nella diversa concezione della follia intesa o come sintomo di degenerazione morale o come condizione medica che colpisce la mente/psiche di una persona.