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Questo libro individua le ragioni razionali alla base della crisi migratoria nelle politiche disumane e crudeli su scala planetaria, nel controllo dell’economia dei paesi poveri, da un lato, e, dall’altro, nell’incapacità dei paesi del Sud di dare prova di coraggio filosofico nella propria realizzazione; propone un approccio etico-terapeutico come soluzione. Per l’autore, l’immigrazione, in quanto vera e propria trasformazione nello sviluppo dell’uomo e della società, manifesta anche una tragedia dell’avere che modifica il peso ontologico dell’esistenza umana. Infatti, gli immigrati sono alla ricerca del possedere per poter essere realmente; cercherebbero persino una giustificazione immanente alla propria esistenza. Questa riflessione etica è di fondamentale importanza in questa postmodernità alla ricerca di identità e speranza. Essa pone la necessità di una riflessione sul progetto-speranza dell’umanità e invita a una vera e propria rimessa in discussione delle politiche sociali nell’Africa di oggi. È questa la fondatezza della teologia della speranza, di cui l’autore sottolinea il carattere essenziale e fondamentale, se non addirittura incondizionato, in questi tempi escatologici e tanatologici.