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Il più grande dei registi giapponesi, Akira Kurosawa, ha realizzato nell’autunno della sua vita un film ispirato ai propri sogni. La ricca simbologia degli otto episodi del film è un invito a scoprire il folklore e la religiosità dell’Estremo Oriente. Tuttavia, l’interpretazione di Sogni si scontra con un ostacolo non indifferente: il divario culturale che separa il Giappone dall’Occidente. Per superare questa barriera è stato necessario uno studio incentrato principalmente sul buddismo, sullo shintoismo e sulla biografia del regista per cogliere la profondità di quest’opera, oltre a confronti con i miti, le leggende e le fiabe dell’Africa, del Brasile e dell’Europa. Sia l’arte che la vita onirica sono temi di grande interesse per gli analisti junghiani, e l’indagine psicologica su questo film offre un contributo prezioso a una critica cinematografica che si basa sul repertorio ermeneutico della psicologia analitica.