Amitabh Kallury / Rajesh Kumar Balani / Sakshi Bajpai
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Gli strumenti di imaging tridimensionale (3D) hanno portato progressi significativi nella diagnosi ortodontica, nella pianificazione del trattamento e nella valutazione dei risultati del trattamento. Tradizionalmente, le registrazioni ortodontiche si basavano su metodi bidimensionali (2D) come radiografie cefalometriche, radiografie panoramiche, fotografie cliniche e modelli in gesso. Sebbene questi metodi siano stati ampiamente utilizzati, presentano limitazioni intrinseche, tra cui la distorsione dell’immagine, gli errori di proiezione, l’incoerente identificazione dei punti di riferimento e la difficoltà di valutare accuratamente le strutture cranio-facciali complesse. La conversione di strutture anatomiche tridimensionali in immagini bidimensionali spesso comporta la perdita di importanti informazioni diagnostiche e può oscurare le asimmetrie. L’introduzione di tecnologie di imaging 3D ha permesso ai medici di visualizzare le strutture cranio-facciali nelle loro reali dimensioni anatomiche, migliorando così l’accuratezza diagnostica e la pianificazione del trattamento.