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Questo lavoro costituisce un’analisi del rapporto tra l’ethos culturale di tre rinomati musei dedicati all’Olocausto e l’azione autonoma delle vittime, dei sopravvissuti e dei loro discendenti, in quanto fattori che contribuiscono all’esposizione dei reperti. Vengono presi in esame Yad Vashem, il Ghetto Fighters’ House Museum e l’Holocaust Museum di Washington D.C. Sebbene in tutti e tre i musei siano presenti lo statalismo e le forze nazionalistiche, le collezioni di reperti sono il risultato di forze di agenzia altamente individualistiche che emanano dalle vittime, dai sopravvissuti, dalle famiglie e dalle comunità di provenienza dei reperti.