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Alla luce delle rotture generate nel corso del XX secolo nel campo delle arti visive, si vuole indagare come la riformulazione del concetto di opera d’arte e del suo luogo di esposizione abbia fatto sì che oggetti e spettatori acquisissero l’autonomia degli attori sulla scena, opponendosi così all’immobilità e alla contemplazione dello spettatore di fronte all’opera d’arte e problematizzando le specificità e le modalità dei due linguaggi artistici che interessano questo lavoro: le arti visive e le arti performative. Questa ricerca indaga gli elementi impliciti della [teatralità], un concetto che proviene dalla scena teatrale, in questa nuova arte che viene presentata, così come nelle rappresentazioni sociali quotidiane. O meglio, una drammaturgia del silenzio che è diventata potente fuori dal palcoscenico e si configura in una nuova relazione tra l’osservatore e la cosa osservata, svelando nuovi spazi di rappresentazione. Nel tentativo di riconoscere la teatralità in un non-teatro, lo studio si propone di tracciare analogie tra le proposte del Maestro Ignorante di Jacques Rancière e il nuovo rapporto che si instaura tra lo spettatore e la teatralità.