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In età moderna il mondo si allarga, si connette, si trasforma. Le rotte oceaniche ridisegnano la geografia del potere, mentre l’Europa, sospinta dalle scoperte e dalle ambizioni coloniali, inaugura la prima vera globalizzazione della storia. È un processo tumultuoso, fatto di espansioni, conflitti, scambi e rivoluzioni tecniche, in cui il mare diventa il grande protagonista: spazio fluido, instabile, ma decisivo per la nascita di un’economia mondiale. Questo libro ricostruisce le dimensioni geografiche e strategiche di quella trasformazione, seguendo gli attori, le reti e gli interessi che plasmarono il nuovo ordine globale. Dalle innovazioni nella cartografia e nella navigazione alla costruzione delle flotte permanenti; dalla competizione tra potenze iberiche e nord‑europee alla marittimizzazione dell’economia; dall’ascesa del Mare del Nord come cuore pulsante dei traffici alla progressiva affermazione dell’Inghilterra come potenza marittima globale. Attraverso le interpretazioni di Braudel, Wallerstein, Abu‑Lughod e la riflessione strategica contemporanea, il volume mostra come la nascita dell’economia‑mondo non fu un semplice ampliamento degli scambi, ma una rivoluzione strutturale che cambiò per sempre il rapporto tra Europa e resto del pianeta. Un mondo di centri e periferie, di rotte e connessioni, di poteri che si spostano e si ricentrano, fino a definire un sistema destinato a durare nei secoli successivi. Un viaggio nella genealogia della globalizzazione, dove il mare non è sfondo, ma forza motrice della storia. Le potenze marittime compresero che per sostenere questo nuovo sistema occorrevano flotte permanenti, strumenti di navigazione più avanzati e una conoscenza scientifica capace di affrontare gli spazi oceanici. Colonie, commercio e forze navali divennero così elementi interdipendenti di un unico meccanismo strategico, in cui la guerra sul mare era la lotta per proteggere le proprie comunicazioni e interrompere quelle dell’avversario. Il mare si trasformò in un vero network planetario, un sistema fluido di connessioni economiche, politiche e culturali che ridisegnava le gerarchie del potere. Gli Inglesi furono i primi a intuire la portata di questa rivoluzione: la loro ascesa non nacque da una superiorità iniziale, ma dalla capacità di sfruttare gli spazi marittimi come vettore di espansione, passando dal dominio degli 'spazi solidi' a quello degli 'spazi fluidi'.