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In Brasile, 'il Paese che uccide il maggior numero di travestiti e transessuali al mondo', le aggressioni contro le persone che si esibiscono nella travestitismo e nella transessualità sembrano aver perso la capacità di scioccare, generare dibattito e ispirare empatia. Non è stato così per il caso di Veronica Bolina, ampiamente pubblicizzato dai media. Arrestata con l’accusa di aver aggredito un vicino di casa nell’aprile 2015, Veronica, che in commissariato avrebbe staccato a morsi un orecchio a un carceriere, è poi 'apparsa' sfigurata in foto che sono circolate sui social network e hanno illustrato le cronache giornalistiche. Queste, per la loro natura di immagine-performativa, più che servire da supporto visivo alle narrazioni giornalistiche, hanno contribuito a co-costruirle. In quest’ottica, l’obiettivo di questa ricerca è identificare come le performance di genere non binarie/egemoniche, nello specifico quelle travestite, come quelle attribuite a Verônica, siano costruite fotograficamente in due narrazioni giornalistiche: una pubblicata dal quotidiano Diário de S. Paulo e l’altra da G1, il portale di notizie di Globo.