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Non ho navigato i sette mari comincia con una bellissima dichiarazione d’amore alla scrittura, della sua imprescindibilità nelle vite. Almeno nella vita di Luigi. E in un verso è condensata sia la potenza della ’grande domanda’, sia l’ambiguità e il mistero che la pervade: 'del non sapere se esiste e dove diavolo sia Dio'. Luigi è il cantore dei silenzi e delle nostalgie: 'resta una poesia da ricomporre / e nostalgia di silenzio'. Scrive per 'scoprire se esisto' e racconta la centralità di chi sta ai margini. Luigi raccoglie i cocci di un mondo che si sta sgretolando e li ricompone nelle sue poesie - mosaico di parole -, che prende la forma delle sue malinconie mai rassegnate, ma consegnate in dono a noi lettori. Dalla presentazione di Paolo Vachino