B. Penchalaiah / Gnana Stanley Jaya Kumar / N. Dayakar G. Thulasiram
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Una fede incentrata su Dio porta alla pace interiore, alla rettitudine, alla prosperità, al successo e al progresso; quasi quanto il successo mondano, ci si aspetta che la religione produca una sorta di 'euforia spirituale'¹. Roy Sckardt definisce questo il culto della 'Divina-umana Amicizia', in cui Dio è immaginato come 'l’Uomo lassù', un 'vicino amichevole che ci dà una spallata quando ci sentiamo giù'. Il Signore è, per così dire, una spinta emotiva in più che ci mantiene felici, ma è anche 'ogni senso di debito davanti alla Maestà divina', 'ogni senso di Giudizio e responsabilità davanti alla santità divina'. Dio è, secondo l’inimitabile espressione di Jane Russell, una 'bambola vivente'. È anche Dio, che si confronta con l’uomo peccatore come un nemico. La misura di quanto il cristianesimo contemporaneo sia lontano dalla tradizione autentica e dallo stile di vita cristiano si trova nel divario che separa la 'bambola vivente' di Jane Russell dal Dio vivente e amorevole delle Scritture. La cultura cristiana è ricercata e varia notevolmente a seconda della comunità, della denominazione e della visione, dello status e del comportamento dei membri della Chiesa. La liturgia è apprezzata in quanto esteticamente ed emotivamente 'gratificante', interessante, piacevole, educativa e stimolante.