Debabrata Dash / Sunil Kumar Singh
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Il grafene, un nanomateriale bidimensionale a base di carbonio, ha suscitato grande interesse nella ricerca e riveste un’importanza fondamentale in numerosi campi, tra cui quello biomedico. Con la rapida impennata delle attività di ricerca e sviluppo sui nanomateriali di carbonio, i rischi ad essi associati sono motivo di seria preoccupazione per la comunità scientifica. Qualsiasi materiale iniettato per via endovenosa è destinato a incontrare ed eventualmente interagire con le cellule del sangue, in particolare con le piastrine, notoriamente molto reattive, e con gli RBC, cellule presenti in abbondanza nel sangue, molto prima che il nanomateriale raggiunga i tessuti bersaglio. Abbiamo valutato l’effetto dell’ossido di grafene (GO) sull’attività delle piastrine e abbiamo scoperto che il GO può potenzialmente attivare le piastrine. L’attivazione piastrinica indotta dal GO potrebbe essere attribuita al rilascio di calcio libero intracellulare dai depositi citosolici e all’attivazione di protein tirosin-chinasi non recettoriali della famiglia Src nelle piastrine. Contrariamente a quanto osservato con il GO, il grafene modificato con ammine (G-NH2) non ha mostrato alcuna azione stimolante nei confronti delle piastrine. Pertanto, il G-NH2 può essere un’alternativa più sicura al GO, con potenziali applicazioni biomediche in settori quali l’imaging, il rilevamento, la somministrazione di farmaci e la terapia fototermica.