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Ricordo che molti anni fa, quando Internet era ancora qualcosa di nebuloso, scoprii alcuni poeti che scrivevano versi assurdi. Non sembravano appartenere a nessuna corrente poetica né si riunivano in alcun luogo: spedivano le loro poesie per e-mail e la cosa mi sembrava ancora più curiosa poiché, per leggerle, serviva un programma chiamato Eudora o qualcosa del genere. Da quel momento iniziai ad avere a che fare con quella che chiamai poesia elettronica. Questo fenomeno ha avuto vita abbastanza breve, credo: forse un paio di anni con punte più o meno alte in cui arrivavano addirittura fino a tre poesie al giorno. Non c’erano molte pagine web che fossero piacevoli a guardarsi, non c’era Google ma HotBot e Altavista e non si vedeva nessuna etichetta del genere in giro. Raccolsi e copiai a mano su quaderni queste poesie, che ora mostro e spiego. Il libro che segue è stato scritto tra il 1993 e il 1998.